Microbo preservativo

Nella poliespansa e farcita tavola contemporanea che si fa largo nella moltitudine delle cucine, nella moltitudine delle case italiane, si profilano paradisi di cibi asettici, confezionati più da rituali di laboratori medicali, in sale operatorie, piuttosto che da artigiani agro-alimentari esperti e rispettosi delle tradizioni. Il fenomeno di massa va collegato alle attuali circostanze e presiede l’ineliminabile scansione della pandemia che ci ha travolti. In questa dimensione equivoca, di momenti intensamente dolorosi, densi di una profonda e vissuta coralità, nella testa di noi italiani si sta facendo strada un pungente desiderio di una cucina anti batterio. Irreparabilmente si sta cercando di far fuori il microbo buono, quello sano. E invece il microbo buono deve poter continuare la sua lunga e gloriosa esistenza, gareggiando con successo contro l’asettico imposto dai gusti prefabbricati. L’idea positiva di cibi sterili, privi di quei microbi che anche nella fermentazione volgono al positivo la putrefazione negativa, riuscendo a controllare un processo naturale di putrefazione, facendo nascere per esempio formaggi e salumi unici, non la posso sostenere.  Il microbo buono che intendo significa il sapore che hanno i cibi che lo contengono, quello che si fonde nell’ebrezza erotico-sentimentale del palato. E’ il campo nudisti delle emozioni della gola. Un narcotico consentito. In questo mio pensiero di uomo dallo stomaco gagliardo, abituato ai piaceri della tavola, per cui persino le polpette hanno un’anima, non c’è posto per il cibo artificiale. Rinunciare al gusto che dà ai cibi il microbo buono, che rigenera i trilioni di microbi che abitano nella nostra pancia e si battono per la difesa del nostro organismo, è come fare a meno dell’amore: non se ne vede il motivo. Il microbo buono è un esercizio della fantasia, una raccolta di ricordi. I cibi implicano diversità, senza diversità sarebbero un controsenso, sarebbero impersonali. Non potrei sopportare una dieta incolore e inodore fatta più per soggetti malinconici, per caratteri privi di agilità e vivacità, che non si adattano allo spirito mutevole e al corso imprevedibile della vita. Sono convinto che il grande preservativo della salute rimane il microbo buono. Quello che arricchisce di temperamento il cibo, e non solo.

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