Oltranza espressiva

I giochi di parole, le vertiginose cascate di cifre sonore, le opposte informazioni che da un po’ di tempo a sta parte scendono come un torrente dalla bocca di ministri, capi di stato, segretari, sottosegretari, consulenti e consulenti dei consulenti, stanno segnando questa stagione degli eccitati oratori della frenetica antisemantica dei significati…. In poche parole non si capisce una mazza di tutto ‘sto gran parlare. Si sa solo che i maestri della chiacchiera, a turno, ci stordiscono – noi poveri ascoltatori esecutori delle direttive – con la funambolica girandola di cifre, consigli, regolamenti, ricette. Che ci somministrano con la strategia dell’oltranza espressiva, con l’accelerazione della catena verbale e il loro memorabile repertorio di termini incomprensibili. I conversatori di turno, con il loro gioco della paronomasia, ci hanno confusi più di quanto lo siano essi stessi. I sogni terrorizzanti che a turno questi predicatori patentati vogliono collocare nel nostro inconscio collettivo stanno però moltiplicando i nostri “antidoti”, i nostri “protettori”, interni ed esterni. Nell’immancabile conseguenza del raggiungimento del gran caos dei “preservativi” farmaceutici, in questa danza di recipe – di mescolanze vitaminiche, aromatiche, curative – sono diverse le pratiche che stiamo mettendo in atto per esorcizzare il male attuale. A turno, con inusitata risonanza e disperato slancio, stanno emergendo le attitudine arcaiche del mondo popolare, della sua cultura, per combattere le ansie e le inconsistenti barriere razionali di una scienza medica, quanto mai labile e contraddittoria, che brancola ancora nel buio. Per esempio con le  pratiche imbevute di riti magici con tutta una farmacopea di erbe, di antidoti, decozioni, elettuari, sciroppi, per proibire i sogni malinconici e spiacevoli del momento…. In questa concitata atmosfera c’è chi vuole invece frantumare la catena del male che ci attanaglia con l’intervento soprannaturale e gli aiuti prestati miracolosamente da Dio, ai suoi confidenti. O chi cerca di rifugiarsi in altri “paradisi” artificiali, consumando “pani” allucinogeni per smorzare, coi viaggi visionari, l’ansia e i morsi velenosi di questo Covid19. La mutazione che è in atto in noi è più di un cambiamento. Si sta definendo una trasformazione radicale, una vera e propria metamorfosi del nostro essere e agire. A sto punto ci sarebbe bisogno di una spinta lungimirante che sappia riscrivere completamente le regole della convivenza. Uno spirito ragionevole e cauto, che sappia migliorare almeno l’atmosfera delle tensioni sociali. Di un soggetto che – facendosi consigliare dall’uomo di marciapiede, dall’immenso serbatoio di professionisti, di persone, specializzate nella “sopravvivenza” –  ci sappia indicare con poche parole la via per campare ancora un bel po’ se non da leoni, almeno non da pecore.        

 

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