Intervallo gourmet

Il richiamo della libertà risuona insistente. Il grande nemico occulto della convivenza sociale sta ponendo le sue regole. Il Paese del bengodi è ad una svolta. Si sta estinguendo l’intinto d’implicazione sociale dell’andare al ristorante. Il banchetto collettivo popolare, la festosa “bombance” del fuoricasa, il rito comunitario della tavola aperta a tutti che ci appartiene da sempre, sta cedendo il passo al progressivo distanziamento sociale. Consumare un pasto in un luogo, con l’ossessione di essere contagiato, tiranneggia nell’umore dei consumatori eccitati. Covid19 sta ricodificando lo stile di vita, omologandolo ad un sistema che si scaglia violentemente contro ai principi del piacere conviviale. E quindi agli ambienti che hanno finora creato i naturali comportamenti sociali intorno al cibo! Il ristorante in primis, luogo in cui, oltre che la comunione dei cibi, si consuma la socializzazione della gioia anche fisica. Il piacere, il benessere mentale e corporale, la sua logica antica, la sua sacralità, la sua “religio”. La tragica dicotomia sociale, fra chi vuole e chi no, un sistema nel quale anche il banchetto nuziale si deve celebrare sotto la regia del distanziamento sociale, ci porterà su un territorio misterioso e ad una conversione di molti esercizi della coscienza esigente del gourmet. Che, sconcertato, molto probabilmente si servirà, con estrema disinvoltura, dell’intelligenza graffignante, astuta, di trucchi, di espedienti, di tecniche per aggirare l’ostacolo, esplorando un certo sistema clandestino che gli funzionerà come psicofarmaco… Sono curioso di conoscere quali invenzioni verranno celebrate, in questo intervallo gourmet, per sedersi al tavolo di un ristorante e consumare un pasto con chi si vuole, senza l’angoscia di essere individuato, scannerizzato, bonificato, schedato. Quanti ingegni golosi e picareschi illumineranno l’Italia per mettere in campo tutti gli artifici necessari per far fronte alla dura lotta contro il menu morale voluto dal distanziamento sociale! Confido in una tolleranza romantica, piena di comprensione verso i vizi e le virtù umane della tavola, da parte dei controllori.

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